Perché si parla sempre di più di NCGS
Se stai leggendo questo articolo, è molto probabile che tu senta parlare sempre più spesso di sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), una condizione che provoca sintomi dopo il consumo di glutine ma che non corrisponde alla celiachia. Molte persone soffrono di fastidi intestinali o sistemici e non trovano risposte negli esami tradizionali. In questo articolo scoprirai:
- cos’è davvero la sensibilità al glutine non celiaca
- come si differenzia dalla celiachia e dall’allergia al grano
- quali sono i sintomi più comuni
- come intervenire con un piano nutrizionale personalizzato.
Cos’è il Glutine e perché può dare fastidio
Il glutine è una proteina presente in cereali come grano, orzo e segale. In soggetti con celiachia, questa proteina scatena una risposta autoimmune che danneggia l’intestino tenue, impedisce l’assorbimento corretto dei nutrienti ed innesca una serie di sintomi che portano spesso, dopo opportuni esami, alla diagnosi.
Celiachia: cosa sapere
La celiachia è una malattia autoimmune codificata, con quadri diagnostici specifici e terapia obbligatoria: dieta completamente senza glutine per tutta la vita.
I sintomi più frequenti includono:
- diarrea o stipsi cronica
- gonfiore addominale
- perdita di peso o anemia
- affaticamento persistente
La diagnosi richiede test sierologici e, in molti casi, biopsia intestinale ed è fondamentale non eliminare il glutine prima degli esami per risultati accurati.
Sensibilità al Glutine Non Celiaca (NCGS): cos’è
La NCGS non è una malattia autoimmune, né un’allergia al frumento, ma una reazione clinica soggettiva che si manifesta in alcune persone con sintomi simili a quelli della celiachia senza gli stessi indicatori diagnostici (test negativi e assenza di danno intestinale).
I sintomi possono includere:
- gonfiore persistente
- diarrea o stipsi alternata
- meteorismo
- cefalea e “brain fog”
- affaticamento
- dolori muscolari e ansia
- problematiche tiroidee
Come si valuta la NCGS
Non esistono biomarcatori specifici per la NCGS. Non esistono test specifici per diagnosticarla (ci si basa solo su segni clinici), ma i test genetici possono tornare utili per comprenderne la predisposizione (geni HLA – DQ2, DQ8 e DR4). Quindi la diagnosi si basa sull’esclusione:
- si escludono celiachia e allergia al grano
- si osserva la risposta clinica alla riduzione controllata del glutine
- si valuta un possibile miglioramento dei sintomi
Questo approccio necessita di un percorso strutturato e guidato da un professionista, per evitare auto-diagnosi errate o diete sbilanciate.
Perché la dieta deve essere personalizzata
Al contrario della celiachia, nella NCGS non è sempre necessario eliminare completamente il glutine. È dimostrato ad esempio come l’introduzione di grani antichi è largamente accettata dai NCGS. Una dieta povera di glutine, calibrata sulle tue esigenze, può:
- ridurre l’infiammazione intestinale
- migliorare la digestione
- ridurre i sintomi sistemici
- favorire un equilibrio nutrizionale ottimale
Una dieta fai-da-te o troppo restrittiva può portare a carenze nutrizionali o effetti indesiderati, come evidenziato in numerose linee guida sulla gestione del glutine nella dieta.
NCGS: può essere transitoria
Diversamente dalla celiachia, la sensibilità al glutine può essere transitoria o variabile nel tempo. Con una alimentazione equilibrata e ben gestita, è possibile:
- testare progressivamente la tolleranza
- reintegrare gradualmente quantità adeguate di glutine
- migliorare la qualità della vita
Conclusione: non sei solo/a e puoi fare chiarezza
Se hai sintomi persistenti legati al consumo di glutine e non trovi risposte negli esami tradizionali, la sensibilità al glutine non celiaca potrebbe essere una possibile spiegazione.
Ma per capire come intervenire in modo efficace e sicuro, è fondamentale:
✔ escludere condizioni patologiche serie
✔ non affidarsi a diete fai-da-te
✔ seguire un percorso nutrizionale personalizzato
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