La dieta è essenziale per il trattamento del diabete. Adattandosi ai gusti ed allo stile di vita, permette il controllo della glicemia e del peso corporeo, per scongiurare l’insorgenza delle complicanze associate alla patologia metabolica.


Il diabete è la patologia caratterizzata da un aumento della concentrazione del glucosio nel sangue. A soffrire di diabete sono oltre 3 milioni di italiani, il 5% dell’intera popolazione: entro il 2030 si stima che i diabetici arriveranno ad essere oltre 5 milioni. Le cause di questa stima “negativa” sono da collegare:

  • all’aumento della sedentarietà (scarsa attività fisica quotidiana)
  • al sovrappeso (IMC≥ 25 kg/m2) ed all’obesità (IMC ≥ 30 kg/m2), condizioni strettamente connesse a diete poco sane, ricche di farine raffinate e poca fibra.
  • alla familiarità (avere un genitore o un parente geneticamente vicino affetto da diabete predispone allo sviluppo della malattia)
  • a difetti genetici, ad endocrinopatie, a malattie autoimmuni, ad infezioni o all’uso di prolungato di alcuni farmaci (es. cortisonici).

Alla base dell’insorgenza del diabete, vi è un difetto nella secrezione di insulina o un’incapacità dell’organismo umano di utilizzarla. L’insulina è l’ormone prodotto dalle cellule β del pancreas che permette al nostro corpo di utilizzare gli zuccheri per produrre energia. Quando parliamo di “zuccheri” parliamo di “carboidrati“, distinguibili in monosaccaridi (es. glucosio, fruttosio), disaccaridi (es. saccarosio, lattosio) e polisaccaridi (es. amido, fibra).

Ma senza entrare troppo nella biochimica della reazione, come lavora l’insulina?

Con la digestione, tutti i carboidrati assunti durante un pasto vengono convertiti in glucosio, per essere assorbiti e passare nel circolo sanguigno.

La velocità con cui gli zuccheri vengono assorbiti è direttamente proporzionale alla loro struttura chimica: più la struttura chimica è semplice, più rapido sarà l’assorbimento. Un esempio pratico: il glucosio (zucchero)  viene assorbito molto rapidamente (in meno di 5 minuti), l’amido invece (pasta di semola di grano duro) è ad assorbimento lento (oltre 30 minuti). L’aumento della concentrazione ematica di glucosio (o glicemia) avvia il segnale per la secrezione dell’insulina, che stimola la trasformazione del glucosio in glicogeno e grasso. Tra un pasto e l’altro, quando la glicemia si abbassa, è il glucagone a lavorare, incentivando la mobilizzazione del glicogeno (glicogenolisi) e dei grassi immagazzinati (lipolisi) per ottenere energia. E così via. In  un ciclo che si ripete miliardi di volte nella vita di ogni uomo. A meno che qualcosa non smetta di funzionare!

Sebbene il meccanismo alla base sia comune, si distinguono 3 diverse forme di diabete:

  1.  DIABETE MELLITO DI TIPO 1 (DMT1): conosciuto come diabete giovanile, colpisce frequentemente bambini e ragazzi al di sotto dei 30 anni normopeso. La causa è la distruzione delle cellule β-pancreatiche e quindi l’assoluta insulino-deficienza, per cause genetiche, autoimmuni o virali. La diagnosi spesso è aiutata dalla comparsa “violenta” dei sintomi (chetosi, vomito, dolori addominali, spossatezza). La somministrazione d’insulina rappresenta un salvavita ed è necessaria dal momento della diagnosi e per tutta la vita. Le complicanze più comuni sono le ipoglicemie, rapidi abbassamenti dei livelli di glucosio nel sangue al di sotto delle soglie di normalità, più frequenti nell’ora prima di pranzo e nella parte centrale della notte. Si manifestano con una vasta gamma di sintomi che vanno da palpitazioni, tremore, ansia, giramenti di testa, confusione, fino alla perdita di conoscenza.
  2. DIABETE MELLITO DI TIPO 2 (DMT2): colpisce in genere dopo i 40 anni, anche se sono in costante aumento le diagnosi in bambini ed adolescenti sovrappeso e/o obesi. In questo caso, l’insulina viene prodotta dall’organismo ma non svolge adeguatamente la sua funzione. Sebbene i sintomi siano evidenti sin da subito, l’insorgenza è piuttosto lenta (possono passare anche “anni” prima della diagnosi). La terapia d’elezione è costituita esclusivamente dalla dieta e da una regolare attività fisica, ma nei casi di mancato “autocontrollo” (la maggior parte, purtroppo!) si ricorre agli ipoglicemizzanti orali e, solo dopo diversi anni di trattamento ed in alcuni casi, alla somministrazione di insulina. Chi è in trattamento con ipoglicemizzanti e/o insulina può essere soggetto ad ipoglicemie.
  3. DIABETE GESTAZIONALE: è la forma di diabete diagnosticata durante la gravidanza (nel mondo ne è colpita 1 donna su 7). Sebbene la gravidanza sia un fenomeno fisiologico per la donna, in alcune donne con caratteristiche genetiche particolari, gli ormoni prodotti dalla placenta ostacolano l’azione dell’insulina, favorendo l’instaurarsi di una condizione di iperglicemia. Questa condizione condivide con il diabete mellito di tipo 2 (DMT2) le tipiche alterazioni molecolari e l’evoluzione della patogenesi, compresa la disfunzione beta-cellulare, motivo per il quale spesso una donna affetta da diabete gestazionale corre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 successivamente. Per questo è bene che la donna affetta da diabete gestazionale impari efficacemente a tenere “sempre” sotto controllo la glicemia con la dieta ed una regolare attività fisica, e solo raramente ricorra agli ipoglicemizzanti orali.

Se nel caso di diabete di tipo I, la diagnosi è aiutata dalla violenza dei sintomi, nel diabete di tipo 2 possono passare anche diversi anni prima che venga fatta diagnosi di diabete. Tuttavia, è molto comune che si presentino dei veri e propri “campanelli d’allarme”, delle condizioni di allerta a cui prestare particolare attenzione:

  • ALTERATA GLICEMIA A DIGIUNO (IFG): glicemia a digiuno compresa tra 110 e 125 mg/dl.
  • RIDOTTA TOLLERANZA AL GLUCOSIO (IGT) o pre-diabete: glicemia dopo un test di carico di glucosio compresa tra 140 a 200 mg/dl. Tale condizione è molto comune nelle donne affette da sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), in donne che svilupperanno il diabete gestazionale e in soggetti in trattamento con corticosteroidi.

Quali sono i sintomi inequivocabili dell’insorgenza del diabete?

  • Glicemia casuale (rilevata in qualunque momento della giornata) o due ore dopo un test di carico di glucosio: superiore a 200 mg/dl
  • Poliuria: produzione di grandi quantità di urine, chiare e diluite, superiori a 2,5 L al giorno
  • Polifagia: ingestione di una quantità sproporzionata di cibo
  • Polidipsia: sensazione di sete intensa e continua
  • Disturbi della vista, con episodi ricorrenti di visione sfuocata
  • Infezioni frequenti: vaginali (nelle donne), urinarie e/o della pelle.

Il test dell’emoglobina glicata (Hab1c) è utile nei pazienti con diabete conclamato: sfrutta la capacità del glucosio di legarsi alle proteine plasmatiche, come l’emoglobina, e  non deve risultare superiore al 6,5%. Tale indice risulta rappresentativo della glicemia per un periodo piuttosto lungo (2-3 mesi) e serve per valutare l’andamento della glicemia nel tempo e, ove presente, l’efficacia del trattamento terapeutico.

Dunque, quale dieta seguire se si scopre di essere affetti da diabete o si vive una condizione di pre-diabete?

Come già accennato, la dieta rappresenta il primo approccio terapeutico, sin da quando la glicemia inizia a fare i suoi primi giri sulle “montagne russe”. Tuttavia, come accade in tutte quelle patologie in cui i sintomi non sono “violenti” o “invalidanti” sin dal primo momento (es. ipercolesterolemia), è facile abbandonarsi al: “Mangio come al solito… prendo il farmaco…”. Purtroppo il mancato controllo della glicemia, i continui sbalzi glicemici e l’iperglicemia protratta nel tempo, sono responsabili delle gravi complicanze che compaiono generalmente dopo 15-20 anni dalla diagnosi e possono essere causa di patologie fortemente invalidanti ed in alcuni casi letali. Si tratta di:

  • Patologie cardiovascolari: lesioni aortiche, infarto e ictus
  • Patologie oculari: cataratta, retinopatia (perdita della vista parziale o totale)
  • Neuropatia: alterazione della sensibilità e mobilità degli arti (soprattutto arti inferiori)
  • Nefropatia: insufficienza renale

Perciò imparare a gestire la malattia attraverso il controllo della glicemia, con la dieta “giusta” è fondamentale!

Perché la dieta perfetta per il diabetico esiste! Come mi piace ripetere, “dieta” non è sinonimo di restrizione, ma di “modo di vivere”. E spesso basta apportare solo piccole modifiche al proprio modo di vivere per ottenere dei miglioramenti netti nella propria vita.

La dieta perfetta per il paziente affetto da diabete (o in condizione di pre-diabete o IGT) :

  • è la dieta personalizzata, che adattandosi alle linee guida nazionali, segue i gusti e lo stile di vita;
  • è la dieta che evita le complicanze e può garantire una normale aspettativa di vita;
  • è la dieta che permette di raggiungere il peso ideale e mantenerlo nel tempo. La perdita di peso migliora il controllo glicemico ed, in alcuni casi, può addirittura portare ad una remissione della malattia. Tanti studi accreditati, infatti, hanno dimostrato che è sufficiente perdere il 5-10% del peso iniziale per ottenere significativi miglioramenti nel compenso metabolico del diabete. Altri, che hanno considerato come meccanismo alla base del diabete di tipo 2 l’eccesso di grasso nel fegato e nel pancreas, hanno dimostrato come una perdita di peso importante (almeno 15 kg) faccia scomparire il grasso in eccesso da entrambi gli organi, permettendogli di tornare a funzionare correttamente, portando anche alla remissione della malattia.
  • è la dieta che prevede dell’attività fisica quotidiana. Le linee guida nazionali parlano di almeno 30 minuti al giorno, basta mettere in pratica alcuni trucchi” di vita pratica, come parcheggiare lontano dal luogo di destinazione, andare a lavoro a piedi, preferire le scale all’ascensore, ecc. L’attività fisica permette ti tenere sotto controllo il peso, incentivarne la perdita, preservare la salute cardiaca, godere dell’effetto antistress e migliorare il controllo glicemico. In particolare, per il diabetico sarebbe opportuno fare del movimento dopo i pasti principali (colazione, pranzo e cena): una passeggiata a passo sostenuto e, qualora le condizioni meteo o la pigrizia non lo permettano, un tapis roulant o una cyclette in casa possono essere di grande aiuto.

Controllare la glicemia rappresenta la “condicio sine qua non” per eliminare, ritardare o evitare il ricorso alla terapia farmacologica (con tutte le eccezioni del caso). Di grande aiuto in questo caso è l’indice glicemico degli alimenti (IG oppure GI – Glycemic Index -). L’indice glicemico è la capacità di un alimento di aumentare il valore della glicemia indipendentemente dalla quantità di carboidrati che contiene. È espresso con una percentuale da 0 a 100%. Per convenzione il glucosio ha indice glicemico pari a 100. Giusto per fare qualche esempio:  l’IG del miele è 126, della banana matura è 90, delle patate bollite è 105 mentre di quelle al forno è 135. Come si può notare, l’indice glicemico varia notevolmente in base a diversi fattori, quali:

  • il grado di maturazione (un frutto acerbo ha un indice glicemico inferiore rispetto a un frutto molto maturo);
  • il contenuto in fibre (i cereali integrali hanno tutti un indice glicemico inferiore rispetto a quelli raffinati);
  • il metodo di cottura (per esempio bollire o cuocere al forno varia l’indice glicemico);
  • la durata della cottura (per esempio pasta al dente ha un IG inferiore rispetto a quella leggermente scotta);
  • gli altri ingredienti della ricetta (la pasta al pesto avrà IG superiore dalla pasta al pomodoro).

Tuttavia, per il controllo della glicemia, si dimostra ancora più importante è il carico glicemico. Esso stabilisce l’impatto sulla glicemia di più alimenti in un intero pasto, che si compone normalmente di cibi con un diverso indice glicemico e di diverso valore nutrizionale. I carboidrati hanno un effetto immediato sulle glicemia mentre i grassi sono importanti per il controllo glicemico a lungo termine. La presenza di proteine, grassi e fibra associati ad un alimento ad alto indice glicemico (come la patate), ne riduce il carico glicemico. Non è necessario cimentarsi in calcoli complicati: importa sapere che il controllo glicemico dipende dalla giusta combinazione degli alimenti durante i pasti, in modo che siano a ridotto indice glicemico ed a ridotto carico glicemico.

Dunque, come organizzare la dieta quotidiana? Sei pasti al giorno:

  • Tre pasti principali (colazione, pranzo e cena), in cui suddividere equamente la quota di carboidrati complessi giornalieri (pane, pasta, riso, fette biscottate), avendo cura,  nelle diete ipocaloriche, di non scendere al di sotto dei 130 g di carboidrati al giorno.
  • Tre piccoli spuntini  (a metà mattina, a metà pomeriggio e prima di andare a dormire), che servono ad evitare le ipoglicemie e ridurre la fame per rendere meno abbondanti i pasti principali. Sarebbe bene programmarli sempre, evitando periodi di digiuno prolungato!

Quando si pensa alla dieta per il diabete, una delle prime associazioni che vengono in mente è quella con l’alimentazione, e in particolare con il vecchio divieto di mangiare dolci. In realtà, le attuali linee guida alimentari non sono così restrittive ma sono leggermente più complesse. La dieta per chi è affetto da diabete, pre-diabete o con IFG, dovrebbe basarsi su:

  • CEREALI INTEGRALI. Pasta e pane di frumento integrali, orzo, farro, avena, segale, riso integrale, miglio, quinoa ecc., con l’eliminazione/riduzione drastica dei cereali raffinati (es. riso bianco) e delle farine raffinate e dei loro derivati (a base di Farina 00 e 0)
  • ALIMENTI RICCHI DI FIBRE. Oltre ai cereali integrali:
    • FRUTTA E VERDURA: seguendo la stagionalità e variando sempre i colori, per fare scorta dei potenti antiossidanti, vitamine, sali minerali e fibre. In particolare, le fibre solubili (pectine, gomme, mucillagini), contenute ad esempio nel carciofo, nella cicoria, nell’aglio, nella cipolla, nelle mele e nelle arance, determinano la formazione nell’intestino di soluzioni viscose che riducono l’assorbimento intestinale di carboidrati (grassi e colesterolo). Quindi una porzione abbondante di verdura a pranzo e cena, una cruda ed una cotta e almeno due porzioni di frutta ogni giorno. Alcune eccezioni da rispettare:
      • Le castagne non sono un frutto e le patate e il mais non sono una verdura. Questi alimenti sono importanti fonti di amido quindi sono dei veri e propri sostituti di pane, pasta e riso. Possono essere perciò consumati occasionalmente in sostituzione al primo piatto.
      • Limitare al consumo occasionale i frutti più zuccherini (anguria, uva, banane, fichi, cachi, mandarini ecc.)
      • Limitare il consumo di carote cotte, barbabietole cotte, zucche, ecc.
    • LEGUMI: fagioli, lenticchie, ceci, soia ecc. da utilizzare spesso (almeno tre volte a settimana), associati ai cereali integrali per creare un piatto unico nutrizionalmente completo. Contenendo carboidrati, oltre a fibre e proteine vegetali, occorre consumarne quantità adeguate.
    • FRUTTA SECCA OLEOSA: noci, mandorle, nocciole, semi di zucca, di canapa ecc. sono buone fonti di fibre, di acidi grassi essenziali, vitamina E ed altri antiossidanti, proteine e minerali. Numerosi studi confermano che se inserita quotidianamente nella dieta, la frutta secca contribuisce a migliorare le difese antiossidanti naturali, proteggendo cuore e arterie, il profilo dei lipidi nel sangue (riduzione del colesterolo “cattivo” LDL e dei trigliceridi e aumento del colesterolo “buono” HDL), esercitando un’azione antinfiammatoria generalizzata. Poiché particolarmente calorica, piccole quantità ogni giorno!
  • ALIMENTI RICCHI DI OMEGA 3. Gli omega 3, acidi grassi polinsaturi, esercitano un ruolo importante nella prevenzione delle malattie cardiovascolari ed una notevole azione antinfiammatoria generalizzata. Gli omega 3 sono di:
    • origine animale: pesce azzurro (alici, salmone, sgombro, ecc.), almeno due volte a settimana.
    • origine vegetale: noci, semi di canapa, semi di lino, olio di semi di lino, olio di soia ecc. contengono acido alfa-linolenico (uno degli omega 3 fondamentali per la nostra salute). Quantitativamente, 20 g di noci contengono 10% di omega3 in peso, mentre 100 g di sgombro il 2.6% in peso. Quindi largo spazio agli omega 3 vegetali! Consumarne una porzione al giorno (es. 20 g di noci o 1 cucchiaino di olio di semi di lino al giorno)
  • FORMAGGI MAGRI E FRESCHI: ricotta, stracchino, caprino ecc. 2-3 volte a settimana, come secondo piatto. Solo raramente, ed in piccole quantità, preferire i formaggi stagionati (ricchi di sale e grassi!)
  • OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA: nettare prezioso della dieta mediterranea, per le sue proprietà nutrizionali è il condimento d’elezione, a scapito di burro, margarine, lardo, olio di palma ecc. (ricchi di grassi saturi). Due-tre cucchiai al giorno, rappresentano il giusto compromesso per il benessere (anche se “buoni”, sono pur sempre grassi!)
  • SALE: ridurre quello aggiunto alle pietanze prima/dopo la cottura e limitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (alimenti in scatola o salamoia, dadi, salse di soia, prodotti da forno integrali industriali, ecc.). Alcuni metodi di cottura, come quella a vapore, permettono di trattenere tutti i sali minerali ed evitare il ricorso al “sale”: soprattutto se la materia prima è di qualità (es. verdure biologiche/genuine), i sapori saranno forti e decisi. Spazio a spezie ed erbe aromatiche!
  • SPEZIE ED ERBE AROMATICHE: sembra che esista una correlazione tra l’uso di alcune spezie/erbe aromatiche e la glicemia. In particolare:
    • Rosmarino e origano: presi in oggetto da una ricerca che ha dimostrato come il loro impiego per contrastare il diabete potrebbe risultare efficace addirittura quanto i comuni farmaci ipoglicemizzanti (in grado di abbassare i livelli di glucosio nel sangue).
    • Cannella e curcuma: due spezie preziose per i diabetici, in grado di tenere a bada gli zuccheri nel sangue. In particolare, 6g di cannella al giorno, secondo uno studio pubblicato dalla rivista medica Diabetes Care, possono ridurre la glicemia.

Gli unici alimenti a cui fare attenzione e consumare solo di tanto in tanto e dopo pasti ben bilanciati (con il giusto equilibrio di carboidrati, fibre, proteine e grassi) sono:

  • DOLCI quali: zucchero (bianco,di canna e integrale), miele, sciroppo d’acero, marmellate, caramelle, bevande gassate, succhi di frutta, dolci e pasticceria in genere, frutta essiccata (datteri, fichi, uvetta, prugne), candita e sciroppata. Quando possibile, preferire le alternative a basso contenuto di zucchero (ad esempio del buon cioccolato fondente 70-99%). Prestare attenzione all’utilizzo di prodotti “senza zucchero” in quanto sono spesso ricchi di grassi e di conseguenza ipercalorici!
  • ALCOLICI e SUPERALCOLICI (grappe, rum, cognac, whisky, ecc.): il loro consumo può interferire con l’assorbimento di farmaci, nutrienti e può causare ipoglicemia. Unica eccezione per il vino rosso: se inserito all’interno di una dieta ben pianificata, si può consumarne 1/2 bicchiere a pasto!

Per ultimi, non per importanza, i DOLCIFICANTI (saccarina, aspartame, acesulfame K, sucralosio). Anche se sicuri se assunti in quantità moderate, e di origine naturale (come la stevia), sarebbe bene abituarsi a farne a meno. Imparare a gustare il sapore naturale di ogni bevanda può dare grandi soddisfazioni (es. caffè, tè, tisane, ecc.). “NO” al fruttosio, la sua tossicità epatica è ormai largamente dimostrata.

SITI UTILI:

  • http://www.diabete.net/
  • http://aemmedi.it/sezione/diabete-it/
  • https://iltuodiabete.it/